I VINI DEL PICENO
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Il comprensorio geografico nel quale si produce il
Rosso Piceno Superiore,
uno dei più splendidi vini
marchigiani, è alquanto ristretto, quasi a
significare la
rarità di un vino che non nasce casualmente nè,
tanto meno, ovunque: la zona è posta tra Ascoli
Piceno e San Benedetto del Tronto.
Si tratta di dolci colli che dal 1977 sono
percorsi da una "strada del vino Rosso Piceno
Superiore", che, partendo da Offida, attraversa
Acquaviva Picena e giunge sino a San Benedetto.
Il rito della tavola, da queste parti, è stato
sempre coltivato con amorevole sollecitudine,
come dimostra anche l'esistenza di due Accademie,
quella "Picena della Cucina" e quella
"del Vino de La Marca".
La provincia di Ascoli è
quella che produce, da
sola, circa la metà del vino marchigiano.
Ha autentici tesori, tra i quali il Rosso Piceno
Superiore è la gemma più splendente.
Ma la conoscenza generale di questo prodotto non è
pari alla sua prelibatezza. Questo vino condivide la sua notorietà con il
piatto principe della zona: il fritto misto
all'ascolana, un 'autentica
specialità in cui troneggiano le olive farcite.
E' questa una scoperta che resta incancellabile:
il leggero, croccante, variegato fritto e il profumo
persistente, vinoso, etereo del "Superiore".
Usciti da un ristorante di Ascoli Piceno, o della
zona circostante, il ricordo si fissa e si ritorna
con un carnet di impegni che invariabilmente
include una nuova sosta dove si è stati così bene.
E' considerato da molti un vino "a tutto
pasto", che va bene sia con sughi di carne
robusti che con carni alla brace, con bolliti e
con cacciagione. La ragione c'è: nel "Superiore,
larga è la prevalenza del Sangiovese,
accompagnato da Montepulciano e da Passerina
e Trebbiano. Il Rosso Piceno Superiore è stato
riconosciuto D.O.C. nel 1968. Ha dunque 21
anni e una grande carriera spalancata avanti a
sè. Bisogna farlo conoscere. Nel colore, che
già invita l'occhio ad una gratificante contemplazione:
un rosso rubino inconfondibile. Nel
sapore, armonico, asciutto, sapido. Nella robusta
gradazione, 12 gradi. Nell'invecchiamento
(l'età ottimale va dai due ai cinque anni).
Notava qualche lustro addietro il prof. Ciaffi: "I
vini che partono dalle Marche in genere sono
anonimi".
Ma i tempi già sono cambiati, come dimostra
il fatto che il Rosso Piceno Superiore ha acquisito
importanti riconoscimenti a livello nazionale e
internazionale. A Torgiano un Rosso Piceno Superiore
è stato premiato, insieme ad altri quattro
vini nobili: due Brunelli di Montalcino, un Barbera d'Asti, un Rubesco.
Eccellente compagnia, selezionata da circa
150 vini da parte di una
giuria composta da giornalisti specializzati
provenienti da mezzo mondo (U.S.A., Canada,
Francia, ecc.).
La gente della zona dice
che intelligenza e teoria da sole non bastano a
fare un buon vino: bisogna cimentarsi a caldo,
in cantina, e qui ci vuole soprattutto la passione, il
cuore. Del resto, se qualche produttore ha scelto
di restare nelle zone interne della provincia di
Ascoli anche nel periodo in cui la fuga in città era
diventata una scelta quasi obbligata, è stato
per fede. Come dice qualcuno con un frasario colorito e suggestivo,
i figli sono stati svezzati con il latte e con
vino. Per dire che la passione è stata ereditata
con quel pò di fierezza che dà sale alla vita.
E quindi non è difficile che qualcuno, verso Ripatransone o Offida,
racconti storie di aziende
comperate in stato di abbandono, terre ridotte
a giungle, e poi risanate con sforzi durati anni
ed anni. La vittoria della volontà.
Uve del vitigno Sangiovese in misura non inferiore al 60% e Montepulciano in misura non superiore al 40%. Possono concorrere alla produzione di detto vino, da soli o globalmente, nella misura massima del 15% del totale, anche uve dei vitigni Trebbiano e Passerina.
Il Rosso Piceno Superiore si presta bene all'invecchiamento. L'età ottimale è compresa, a seconda delle annate, tra i due e i cinque anni. Alcuni esemplari si dimostrano eccezionali fra i sei ed i nove anni. Non può essere immesso al consumo in data anteriore al I° Novembre dell'anno successivo a quello di produzione delle uve.
Va servito ad una temperatura di 18° - 20° - 22°. La bottiglia va aperta due o tre ore prima del consumo, a seconda dell'annata: più il vino è invecchiato, maggiore dovrà essere il tempo di ossigenazione e più elevata la temperatura. I vini più maturi devono essere fatti decantare in caraffa.
L'età del vino condiziona gli abbinamenti. Da giovane preferisce i primi piatti salati e si accosta bene perfino con i brodetti di pesce (alla sambenedettese) con aggiunta di peperone crudo. Quando è maturo si sposa stupendamente con tutte le carni da cortile, specialmente se cucinate alla maniera tradizionale marchigiana. Le selezioni migliori prediligono la selvaggina da pelo, pecorini stagionati e cacciagione tartufata.
Alcuni esemplari delle zone migliori, vengono già oggi maturati in botti di rovere di Slavonia: il risultato è un grande vino da invecchiamento.
E' il vino più diffuso delle
Marche, ma attenzione non
bisogna trarne un'equivalenza sbagliata.
Usato non significa
banale. Semmai, è vero il contrario:
che si tratta del frutto più congeniale delle nostre
terre, visto che il comprensorio geografico racchiude
una vastissima fascia collinare litoranea di tre
province (Ancona, Macerata e Ascoli Piceno).
Un vino quindi delle terre degli antichi Piceni i quali
raggiunsero, con questo "nettare degli Dei", già
allora, alti livelli di quantità e qualità. Molte infatti
sono le lodi che gli antichi autori fanno di vini piceni.
Polibio (libro III 87), nel descrivere il passaggio di
Annibale nel Piceno, dice che con quei vecchi vini
il condottiero rinfrancò e curò gli uomini e i cavalli
(opulenta fertili provincia exercitum alebat veteribus
vinis, quorum permagna est copia, pedes equorum
abiuens). Il Rosso Piceno è stato "riconosciuto", nel
1968 così come il gemello "Superiore".
Se le componenti dei due vini non differiscono, che
cos' è allora a creare la
diversità, che non è tuttavia una mera variante ma
qualcosa di più sostanziale ?
E' la latitudine: il Rosso Piceno va dal Cesano al
Tronto ed è solo dopo aver
attraversato il 43° grado di
latitudine, che si trasforma in "Superiore".
Si può aggiungere che il Superiore è più etereo e il
Rosso Piceno più netto,
ancorchè il grado di alcolicità di quest'ultimo sia di
11,5° contro i 12° del precedente. Anche il colore è
diverso: il Rosso Piceno è più carico, un rubino pieno,
il Superiore più sfumato.
Comuni l'odore vinoso, gradevole, il sapore sapido
con discreta termicità, asciutto, armonico, ed il
periodo di invecchiamento ottimale che oscilla dal
biennio ai quinquennio.
Che gli abbinamenti del Rosso Piceno siano ampi
(sughi di carne, carni alla brace e fritte, piatti
robusti), non esclude che questo vino sia stato selezionato
per menù importanti. Basti ricordare che il Presidente
Pertini lo offrì al Re di Spagna durante un banchetto
ufficiale al Quirinale: i produttori ostentano con
evidente orgoglio i ritagli-stampa che parlano di
quell'avvenimento.
Da questo episodio, del resto, parte lo spunto per
parlare della valorizzazione del Rosso Piceno che
regge bene la concorrenza, sui piano della qualità,
di vini ben più famosi.
Qualcuno ritiene che il prodotto, gustoso e di
pregio, presenti talora marcate differenze tra cru e
cru. E che bisognerebbe farlo in maniera più uniforme.
Sono opinioni. Certo, l'ampiezza della zona
di produzione può favorire differenze, ma arricchisce
anche le "sfumature" e le "personalizzazioni" del vino.
I cultori di gastronomia ricordano che il poeta
pesarese Francesco Cassi, all'inizio del XIX secolo,
in occasione del matrimonio del Duca Massimiliano
di Leuchtemberg, volle così sintetizzare il panorama
dei vini marchigiani: "Che sui colli vitiferi d'Ancona
/ sul pingue osiman clivo e
sugli eccelsi / di Recina e
di Jesi ameni poggi / a te
signor vendemmia e miete".
Una quartina nella quale i sapienti di enologia
vedono inseriti quattro vini:
Il Rosso Piceno, il Rosso Conero, il Verdicchio
Classico e quelio dei Castelli di Jesi.
Il Rosso Piceno, date le notevoli quantità, può
rappresentare una delle carte
vincenti dell'esportazione vinicola.
Attualmente il vino viene venduto in molte Regioni
(Piemonte, Lombardia, ecc.) ed all'estero (Stati
Uniti, Germania). Sono in atto importanti iniziative
per diffonderne la conoscenza.
Quindi: programmi pluriennali per propagandare
anche il Rosso Piceno come uno dei vini "forti"
delle Marche, azioni pubblicitarie, presenze nelle
manifestazioni specializzate, inviti a visitare le
Marche vitivinicole. Anche all'interno delle Marche il
vino non ha esaurito le sue potenzialità di crescita
e di apprezzamento.
Oltretutto, il fatto che venga considerato un vino "a
tutto pasto" ne rende l'impiego estremamente agevole,
fermo restando l'alto livello della qualità.
Uve del vitigno Sangiovese in misura non inferiore al 60% e Montepulciano in misura non superiore al 40%. Possono concorrere alla produzione di detto vino, da soli o globalmente, nella misura massima del 15% del totale, anche uve dei vitigni Trebbiano e Passerina.
Il Rosso Piceno va bevuto giovane. Esprime al meglio le sue caratteristiche tra il primo ed il secondo anno. Si può conservare, a seconda delle annate e delle zone, fino a 3-5 anni.
Va servito ad una temperatura di 16° - 18°. La bottiglia va aperta una o due ore prima del consumo.
Quando è giovane si accompagna bene a primi piatti con
salse di carne, zuppe di verdura, paste e fagioli, cannelloni
al forno e vincisgrassi. Tra i secondi piatti è tipico
l'abbinamento con il fritto misto all'ascolana.
Quando è invecchiato si accosta bene anche a carni d'agnello
(in fricassea), a grigliate di carni bianche e rosse.

Uve del vitigno Trebbiano toscano in misura non superiore all' 80%. Passerina, Verdicchio, Malvasia toscana, Pinot bianco e Pecorino, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 25% e con una presenza massima della Malvasia toscana del 7%.
E' un vino da bere giovane, preferibilmente entro il primo anno.
Va servito ad una temperatura di 10° - 12°. La bottiglia va aperta al momento del consumo.
La sapidità del Falerio lo porta ad essere un tradizionale vino da pesce. E' indicato per antipasti di pesce assortiti, fritture di pesce dell'Adriatico, pesce al cartoccio. Si abbina alle olive farcite di pesce ed alle olive fritte all'ascolana servite con gli antipasti. Ama i crostacei, la "Paranzola" (novellame di pesce) in salmì, le cozze alla tarantina e gratinate al forno. Si accosta molto bene con le frittate ed altre preparazioni di altre erbe rustiche di campo.